Alessandro Casciaro
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Sissa Micheli - Jürgen Klauke

Scenography of Existence

10.10. 07.11.2020
Alessandro Casciaro
Art Gallery
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klauke, jürgen kaluke, arte moderna, arte contemporanea, galleria alessandro casciaro, fotografia, tecnica mista, disegno, opera
Non si può cambiare il mondo con l’arte.
Riarticolandolo però continuamente per mezzo di immagini,
contribuisco a scandirlo.
Jürgen Klauke

Con le opere di Sissa Micheli e Jürgen Klauke la Galleria Alessandro Casciaro presenta un’ispirante voce bitonale di due straordinarie posizioni artistiche contemporanee. Micheli, artista sudtirolese di reputazione internazionale, ha voluto Klauke come interlocutore per questa esposizione; l’opera di quest’ultimo, che ha partecipato alla Documenta, è oggi parte integrante del mondo dell’arte tedesco. Entrambi gli artisti prediligono come mezzi espressivi la fotografia e il film, ma anche per quanto riguarda il contenuto si possono scoprire una serie di punti di contatto: la messa in scena e l’estetizzazione dell’esistenza umana e della sua identità, il gioco con la presenza e l’assenza, con la materialità e la sensualità, il gusto per cose e situazioni stravaganti e surreali, misteriose e spiritose.

Con le sue svariate fotografie, i video e gli oggetti Sissa Micheli analizza criticamente cose e situazioni quotidiane e note, aprendo nuove prospettive e modi di vedere. La superficie dell’immagine spesso rimanda a qualcos’altro, che sta dietro, a una storia nascosta che può essere solo intuita, un enigma che può essere svelato solo limitatamente. Con curiosità e spirito indagatore si avvicina ai suoi campi di ricerca e crea un microcosmo sensuale ed enigmatico che oscilla tra realtà e finzione, passato, presente e futuro. Al di là della loro attribuzione funzionale, Micheli conferisce agli oggetti livelli di significati caricati che emanano qualcosa di surreale. L’artista presenta per esempio due nuovi lavori fotografici della serie “Museum Rhapsody - Objective Correlatives” in cui combina oggetti del Museo Palais Mamming di Merano tra di loro, senza che questi stiano necessariamente in relazione gli uni con gli altri. Con un sensibile allestimento poetico e spiritoso essi vengono però caricati reciprocamente di un nuovo significato. In questo modo nascono oggetti inconsueti e bizzarri: in “King of Pins” un vecchio fermaglio per capelli funge da corona per un teschio, in “Tears of the Past” da una testa di marmo dell’imperatrice Elisabetta, staccata dai fascisti, spuntano lacrime pietrificate di quarzo latteo, suscitando associazioni con le Dolomiti. Allestite in modo molto drammatico su uno sfondo nero, le fotografie invitano a sviluppare le storie per conto proprio, a trovare nuovi significati e interpretazioni. La messa in scena costituisce di per sé un elemento essenziale del lavoro di Micheli, l’immagine mossa e dinamica è una compagnia costante. L’artista fa continuamente sfumare i confini tra film, fotografia e scultura: con la macchina fotografica ferma il fumo di una pipa e lo trasferisce al suolo come un tappeto di grande formato, oppure lo trasforma come una massa simile alla lava in un surreale oggetto tridimensionale. Con indumenti volanti mette in scena affascinanti sculture temporanee che in un gioco sensualmente musicale festeggiano il fuggevole e il transitorio. Al tempo stesso i lavori simbolizzano anche la caratteristica principale della fotografia che è quella di catturare l’istante, di congelare visivamente un momento per renderlo importante. Nel recente trittico „ Scenarios of Existence”, creato appositamente per questa mostra, tessuti imponenti che ricordano teste di animali o teschi si librano davanti al volto di una figura femminile. L’uomo gettato nel mondo è vulnerabile, soggetto alla finitezza e alla morte.
 
A partire dagli anni 1970 Jürgen Klauke, con fotografie, disegni, filmati e performance si occupa del corpo umano e della sua identità sessuale. Egli mette radicalmente in discussione i tradizionali ruoli dei sessi, analizza le loro convenzioni e costruzioni sociali. In ambientazioni dall’effetto teatrale decostruisce le tipologie sessuali e le loro ripercussioni sull’identità e il soggetto, usando spesso il proprio corpo come sostituto e superficie di proiezione per ruoli e identità multiple e servendosi anche di modelli. La fotografia è uno strumento per interrogare se stessi e il mondo. Questo lo dimostrano anche lavori fotografici scelti degli anni 1990 e 2000 esposti nella mostra. I lavori sono incentrati sull’estetizzazione dell’esistenziale, sulle carenze dell’esistenza e sulle condizioni della vita, sulla struttura del mondo, della società e dei nessi intimi – per Klauke costanti che ci accompagnano, a prescindere da quanto possa cambiare il mondo. E non si stanca di creare continuamente immagini nuove per ciò che rimnane sempre uguale. Esse devono, sottolinea l’artista, provocare in chi osserva una crisi di coscienza che può portare a un approfondimento della percezione e a un modo diverso di guardare il mondo. In un’estetica malinconica viene presentata la struttura paranoica del nostro mondo attuale. Su sfondi oscuri gli attori di questa coreografia sembrano congelati, come maschere, isolati, e non rimandano più a se stessi, ma oltre – hanno lasciato la sfera dello stato d’animo soggettivo. Il momento sculturale, la simbiosi fisica tra uomo e donna e un’erotica condizione di incertezza caratterizzano il lavoro fotgrafico “Heimspiel”. Su una costruzione formata da tavolo e sedie siede una coppia intrecciata in modo strano senza legame, il busto dell’uomo viene coperto dalla gonna della donna. Isolazione e straniamento caratterizzano anche “Ästhetische Paranoia” oppure “Vergewisserungstechnik“. Con oggetti formati da letti e tavoli, con sedie oppure oggetti penzolanti dal soffitto, Klauke elabora progetti di mondo, allestendo con e su di essi esseri umani tipizzati e rendendo le esperienze intime visibili e percettibili attraverso l’immagine. Uno sguardo poetico e malinconico, misterioso ed estremamente estetico, sempre però anche guarnito di fine umorismo e sottile ironia.

Curatore e testo: Günther Oberhollenzer
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