Alessandro Casciaro
Art Gallery
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Lois
Anvidalfarei

Ita Est

13.04. 18.05.2019
Alessandro Casciaro
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Le sculture di Lois Anvidalfarei se ne stanno semplicemente lì.
I pesanti corpi umani occupano lo spazio, sono gettati nel mondo e in sua balia, in piedi o sdraiati, con gli arti tesi o in posizione rannicchiata, sospesi o imprigionati in impalcature di ferro, persino fatti a pezzi e appesi con corde come tagli di carne. Impossibile sottrarsi a loro, alla loro presenza fisica diretta, al loro linguaggio formale arcaico e al loro forte impatto scultoreo. Sembrano in qualche modo fatte proprio per questo luogo, il giardino dei frati cappuccini nel centro di Bolzano. La galleria Alessandro Casciaro rende omaggio a questo straordinario artista sudtirolese con una grande esposizione nello spazio pubblico e negli spazi della galleria. Con i loro corpi massicci e la loro intensa presenza fisica le sue sculture si impossessano dello spazio circostante, invitando al dialogo, come per esempio le figure umane rinchiuse in una costruzione di tubi metallici: rannicchiate o con gli arti tesi sembrano incastrate e imprigionate, ma anche protette e preservate come in un bozzolo. Immancabile la domanda sullo sforzo scultoreo, mentale e fisico,
necessario per foggiare simili volumi corporei, e per dare loro al tempo stesso, con tutta la loro pesantezza – per quanto contraddittorio possa sembrare – anche una certa leggerezza. Anvidalfarei parla di una vera e propria mania che lo spinge a far diventare figura, attraverso il bronzo pesante, i corpi. La sua ispirazione e percezione sono influenzate profondamente dall’esperienza immediata, alimentata anche dalla vita contadina tradizionale. L’artista osserva il mondo e l’esistenza umana con sguardo disincantato, ma anche con tanto amore ed empatia. Con titoli come “Im Werden” (In divenire), “Der verlorene Sohn” (Il figliol prodigo) o “Versöhnungsgruppe” (Gruppo riconciliatorio) le sue sculture rappresentano un’esperienza materializzata, emozionale ed esistenziale, persino religiosa. L’artista anima il bronzo, l’apparentemente deforme non segue una teoria delle proporzioni classica, ma prende come modello il corpo reale, spesso anche il proprio corpo. Il lavoro è per lui inevitabilmente una sfida con sé stesso, con i suoi umori, i suoi stati d’animo, le sue emozioni. “Tutto parte sempre da me stesso, dai miei pensieri, dalle mie mani”, sottolinea Anvidalfarei. “Il punto è quanto profondamente, quanto seriamente, con quanta chiarezza riuscirò a vivere con questo operare e se sarò in grado di raggiungere, attraverso questo processo, una dimensione universale che in seguito non riguarderà più solo me come individuo, ma più esseri umani, l’intera umanità.”
Sono per lo più figure massicce, maschi e femmine, che non sembrano corrispondere agli ideali di bellezza e ai concetti dello spirito del tempo e che in verità sono molto più vicine alla realtà che non le fotomodelle
e le stelle del jet set che ci sorridono incessantemente dalle riviste patinate, dai forum su internet o dagli schermi. Le sculture in bronzo non sono astratte, non sono concezionali, neppure innovative, per quanto riguarda il mezzo espressivo e la realizzazione, i temi, eppure i suoi lavori, nella loro autentica veridicità e intensa vivacità, sono attuali e conformi ai tempi.
Gli esseri umani di Anvidalfarei vivono nel nostro mondo e al tempo stesso in un mondo tutto loro, si disinteressano di noi spettatori e spettatrici, tuttavia non riusciamo a staccare lo sguardo da loro, a non confrontarci con essi. Anvidalfarei vive in Val Badia ed è un cosmopolita. Spesso si avventura oltre i confini della sua terra, per ritornarci volentieri, nel “luogo desolato” come lui lo chiama, perché qui dice di essere molto più attivo e creativo che non per esempio in una grande città. La terra, la natura, il lavoro sul maso erano e sono il suo campo di forze e impulso creativo. Solo qui probabilmente poteva creare e conservare un linguaggio sculturale tanto credibile. Una corporeità accresciuta, potente, mai caricata di surrealismo o formalmente ridotta, ma semplicemente una raffigurazione veritiera e autentica di noi esseri umani. Una tematica sempre attuale.

Günther Oberhollenzer
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