Alessandro Casciaro
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Robert
Bosisio

Alessandro Casciaro
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[…] Bosisio resiste a sovraccaricare le sue immagini con contenuti a favore della catarsi eidetica, all'interno della quale i soggetti iconograficamente leggibili sono in gran parte cancellati. Come contro-movimento, prepara il terreno per un consolidamento concettuale. E questo ora afferma sui generis la pretesa di "essere la cosa stessa". Il che significa: lontano da ogni premessa idealisticamente qualificante, forma e colore generano sul supporto dell'immagine e nell'occhio di chi guarda un mondo parallelo che, pur essendo ancora legato alla rappresentazione, è concepito autonomamente, in un processo che evita fin dall'inizio qualsiasi esagerazione espressivamente eseguita. I paesaggi sono ridotti a poche superfici piane. Per garantire la leggibilità senza alcun presupposto, questo tipo di atteggiamento richiede un ordine compositivo rigoroso e tendente alla costruzione. Qualsiasi tipo di supremazia ottica viene minata fin dall'inizio. In alcuni casi è sufficiente una sola linea disegnata in opposizione al resto della composizione per creare la parità compositiva. Anche gli schemi cromatici sono ridotti a pochi toni, il loro aspetto smorzato e soffuso, creando uno sfumato che genera uno spazio pittoricamente autoriflessivo e diffuso all'interno del quale è esclusa la nozione illusionistica di movimento figurale. Lo stesso si può dire del più grande gruppo di opere dell'artista, quelle che raffigurano spazi interni. Qui vediamo stanze spartanamente arredate, in cui tavolo, sedia o letto e alcuni oggetti sparsi sono inseriti in una rigorosa prospettiva centrale. Ma anche in questo caso, la composizione sorprendentemente costruttiva che deriva da questi elementi è minata da oggetti individuali, a volte indistinguibili, e ancor più da porte aperte e dall'applicazione piatta della pittura. In alcune parti dei quadri la pittura ha apparentemente completamente dimenticato il suo abituale impegno nella colorazione locale. Lo stesso vale per l'uso dell'ombra, che a volte si libera dalle leggi dell'illusione e in certe zone, spesso marginali, calcina invece macchie dall'aspetto casuale. Le nature morte, al contrario, attraggono l'occhio con soluzioni formali presentate successivamente, informalmente frammentarie. Quelli che un tempo erano oggetti fedelmente rappresentati - brocche, barattoli o piatti con i pesci - appaiono ancora una volta qui come pittura parzialmente libera e non legata, che tuttavia deve ancora affermarsi contro una composizione pittorica chiara e costruttivamente determinata. Ciò che più conta in questo contesto è il rapporto tra la forma semioticamente obbligata e una disposizione dei colori prima solo parzialmente e poi più o meno completamente libera. La rappresentazione e la tessitura locale, anzi, l'esperienza totalizzante della luce e dell'ombra, rivendicano, per principio, la pretesa pittorica di ristabilire concettualmente il genere della natura morta. Nei quadri di Robert Bosisio sono ben poche le figure in evidenza. Tuttavia, quelle che appaiono testimoniano, a volte solo come ombre, di una malinconia che permea l'opera nel suo insieme. Mentre gli interni ci permettono anche di trarre conclusioni sulla presenza dei loro abitanti, essi in gran parte tralasciano il momento di occupazione attiva di uno spazio. Al contrario, una riserva sintomatica pervade tutto l'edificio, fissando lo sguardo sull'insieme delle stanze e sui dettagli, per così dire sulla loro superficie. Poiché tutto è ugualmente presente senza gradazioni temporali, questi spazi non solo sfuggono allo spettatore, ma sottolineano anche la loro apertura costruttiva e macchiata e pittorica come criterio pittorico decisivo, anzi, supremo, criterio pittorico.  […]

Uwe Haupenthal

Biografia

Robert Bosisio nasce nel 1963 a Trodena (I). Dal 1983 e il 1988 studia pittura presso l’Accademia delle Arti Applicate di Vienna con i professori Unger e Frohner.
Attualmente lavora tra Trodena, Cluj-Napoca (RO) e Berlino (D). Nel 1995 riceve il premio della Fondazione Walther von der Vogelweide di Monaco di Baviera (D) e l’anno successivo il Martin-Rainer della Fondazione Johann Wolfgang von Goethe di Basilea (CH). Ulteriore riconoscimento ottenuto è il premio “La Fenice” di Venezia (I).
 
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